L’operazione “brucia arterie”: un’arma in più contro la pressione troppo alta. Anche nei piccoli pazienti.

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L’operazione “brucia arterie”: un’arma in più contro la pressione troppo alta.
Anche nei piccoli pazienti.

Si chiama denervazione renale e serve a far diminuire la pressione arteriosa quando le medicine non bastano più. Un’equipe al Gaslini ha effettuato questa innovativa procedura per la prima volta al mondo su un paziente pediatrico, avvalorandone le caratteristiche di efficacia e sicurezza.

Pressione alta anche nei bambini?

Ipertensione nei piccoli.

Ebbene sì, può capitare.
Se infatti nell’adulto, l’innalzamento della pressione è causato dall’invecchiamento arteriosclerotico, nei piccoli pazienti questa può dipendere da un ispessimento della parete muscolare o in associazione ad altre sindromi in cui è coinvolta una qualsivoglia patologia delle pareti vascolari. Esempi di queste condizioni sono la displasia fibromuscolare (FMD), alcune patologie del connettivo (Ehler-Danlos IV) o nella Moya-Moya.

L’operazione “brucia arterie”

La denervazione renale

La denervazione renale è un intervento mini-invasivo: si fa solo un piccolo buchino all’inguine, e con strumenti millimetrici si raggiungono le arterie renali dove si effettuano delle “bruciature” che servono a “sconnettere” il sistema nervoso del rene dal sistema nervoso centrale, provocando un calo della pressione.
In termini più tecnici, la procedura endovascolare, che prevede l’approccio transfemorale, si svolge posizionando un elettrodo all’interno delle arterie renali e facendolo aderire in diversi punti dello strato più interno (“intima”) della parete arteriosa; l’elettrodo, collegato a un generatore di corrente esterno, provoca il riscaldamento delle pareti con bruciatura e inattivazione delle fibre simpatiche del sistema nervoso autonomo che condizionano normalmente lo stato di tensione delle arterie stesse. In questo modo si determina un calo progressivo della pressione arteriosa sistemica.

All’istituto G. Gaslini, questo trattamento di denervazione renale viene effettuato anche in pazienti pediatrici da parte di un Team multidisciplinare di radiologi e neuroradiologi interventisti, che si occupano di terapia endo-vascolare, coordinati dal Dott. Carlo Gandolfo.

L’operazione “brucia arterie”: un’arma in più contro la pressione troppo alta

Questa procedura a volte assume le caratteristiche di tecnica “salvavita” in quanto nessun’altra opzione terapeutica è percorribile e i molti farmaci non bastano da soli a controllare i valori pressori riportandoli a valori compatibili con la vita.
Oggigiorno è diffusamente eseguita nella popolazione adulta e difatti tutti i dispositivi tecnici finora disponibili sul mercato sono stati sviluppati dalle aziende biomedicali assecondando le caratteristiche antropometriche di tale popolazione.

E per i piccoli pazienti?

La miniaturizzazione della procedura (sia in termine di adeguamento delle dimensioni del device che di ridistribuzione dei quantitativi di energia richiesta) è stata resa possibile dal lavoro del dottor Gandolfo e un giovane ingegnere biomedico italiano (Dr Andrea Camporese), che un’azienda multinazionale americana ha messo a disposizione dei professionisti del Gaslini. Sono stati svolti a tavolino precisi calcoli matematici e simulazioni di modelli, derivati dalla semplificazione di un modello più grosso, applicato al paziente adulto. Un “device” che consentisse l’utilizzo in piccole arterie quali quelle dei pazienti bambini. Il progetto è stato reso possibile anche grazie alla preziosa collaborazione con il dottor Ghiggeri, responsabile dell’unità operativa di nefrologia dell’Istituto Gaslini, il quale si è sempre reso disponibile e aperto verso le nuove metodiche mini-invasive finalizzate alla cura dei suoi piccoli pazienti.

L’operazione “brucia arterie”

Decorso

Il buon esito della procedura che ha portato al controllo della pressione arteriosa e alla riduzione del numero di farmaci impiegati, ha destato l’interesse dell’aziende biomedicali coinvolte nello sviluppo di questi dispositivi; l’applicabilità anche su piccoli pazienti conferma la fattibilità e la sicurezza della procedura, quando svolta in centri qualificati.
Per usare le parole del Dottor Ghiggeri, “un’altra porta è stata aperta” e anche i bambini potranno usufruire di questa nuova metodica per sconfiggere una malattia che può essere davvero pericolosa.

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Foto: Dr. Gandolfo –  Istituto Gaslini

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Ha lavorato in Francia, Inghilterra e Spagna dove ha sviluppato e approfondito la passione per l’anima interventistica e chirurgica della radiologia/neuroradiologia, specialità prevalentemente medica. Oggi è responsabile del Servizio di Radiologia e Neuroradiologia Interventistica (presso il Dipartimento di Chirurgia Toraco-Addominale e Trapianti) dell’Istituto Giannina Gaslini di Genova. Cofondatore della Società Italiana per lo Studio delle Anomalie Vascolari, ha pubblicato svariate decine di manoscritti per riviste scentifiche internazionali.

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